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Comunicazione digitale 
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Alcuni chiarimenti in fatto di marketing elettronico

Gli equivoci a proposito di comunicazione digitale

L’accusa L’attuale contrazione degli investimenti pubblicitari potrebbe non essere un fenomeno ciclico/congiunturale bensì l’inizio di un orientamento lento ma irrevocabile. Un percorso iniziato già l’anno scorso, solo prorogato proprio dalla famigerata “nuova economia”in cerca di visibilità sui media tradizionali.La comunicazione virtuale, inoltre,  ha scontato l’immaturità dei “marketer digitali”, la miopia e l’inerzia  di quelli “incumbent/established”, le infondate aspettative, il glamour dell’advertising “tradizionale” (è più probabile che il venditore ostenti una pubblicità televisiva o sulla stampa piuttosto che un un pop up/under, per sofisticato che sia), la sua congenita inflattività legata alla natura decentrata e vacua della Rete.
La difesa  Questa consapevolezza è stata traslata nella presunta inefficacia dei banner e, paradossalmente, nella promiscuità (oltre che infedeltà) di un pubblico pronto a “zappare elettronicamente” da un momento all’altro. Per tutta risposta, i sostenitori della comunicazione virtuale hanno cercato di reclamarne la funzionalità a livello di brand awareness proponendo un confronto forzato e fuorviante con i media classici.Hanno anche guardato con fiducia ai cosiddetti “Rich media”: video-banner/mail, spot interstiziali, “grattacieli”, animazioni <out-of-banner-floating> (Eyewonder, Pointroll in America, E-works, Msn in Italia tra i principali vendor).

 
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